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29/03/2009 

Circolo Nautico il Marzocco

Il Canale dei Navicelli qui finiva e dalla Dogana d’Acqua si navigava nel fosso Reale. Stazionavano “beolini” e navicelli dove ora sono ormeggiate le barchette del circolo nautico Il Marzocco. 

 Reishammer disegnò per il Granduca Leopoldo la Dogana che fu realizzata nel 1841. Non mura per difendere la città da chissà chi, qui si entrava e usciva dopo aver pagato dazio. Una imponente fabbrica in macigno sopra, un ponte a tre archi di cui le bombe della Seconda Guerra hanno lasciato un vago ricordo. 

Macerie e il fosso, dove c’erano due darsene. Di là dalla Dogana d’Acqua, prima di una curva dove il fosso si chiude, il Circolo Nautico il Marzocco, ha la sua sede e le strutture necessarie a chi ha passione per il mare da vivere in barca. Quaranta barche, né grandi né piccole; sette metri al massimo, quanto ti concede per passare, l’arco della Dogana. Nilo Schmit è uno dei soci fondatori: “siamo qui perchè in Comune decisero di interrare i fossi di questa parte della città. Avevamo la barca nel Piazzale dei Renaioli; “vi ci vuole un altro posto - ci dissero - e mettemmo la barca qui. Al posto della banchina c’erano macerie. Ci consultavamo in Circoscrizione:“andate avanti”, state facendo un bel lavoro. Poi ci denunciarono e Augusto Manzini, il nostro Presidente ebbe sei mesi per abusivismo. Anch’io fui denunciato per i lavori di riempimento della banchina. 

 

E’ stata dura, facevamo le cose secondo i disegni dei geometri che loro ci indicavano e poi, denunce. I politici, nessuno che si sia preso delle responsabilità”. Sono nato a Strigi, un quartiere di case minime, realizzate durante il fascismo, abitate da operai della Balzaretti e Modigliani, la vetreria di Livorno. 

 C’era tanta gente che veniva dalla Prussia, erano maestri vetrai. Famiglie e nomi tedeschi come il mio. I bimbi di Strigi dopo la guerra andavano a fare il bagno al Marzocco dov’era un ponte girante, di lì ci si tuffava. Ho fatto una vita in mare, con qualche avventura. 

Per Santa Giulia nel 1978, s’andava a calare le reti alle aragoste, sei miglia dal porto; sentiamo un fischio, come una tromba d’aria e giù grandine. Segnali, cassette, tutto finisce in mare. Un groviglio di cose legate tra loro e alla barca ma, ci aiutano a tenera la prua al vento. Rimaniamo così per oltre un’ora, un granaiolo francese l’Ofelia Ardes, si avvicina, ci fa ridosso; legano la barca, ci tirano a bordo, doccia calda e wisky. Arriva il comandante giù wisky e per rifocillarci ostriche e champagne. Arrivano gli uomini della Gregoretti e ancora wisky, mentre si rientra. In Capitaneria a raccontare l’accaduto tra gente di mare, caffè e wisky. Poi, a casa…, voi in mare? Io con la passione per la subacquea, mio figlio, invece per il surf. Ho tre nipoti, Francesco, Simone e Valentina vanno sott’acqua in apnea. Francesco per non scontentare nessuno: “voglio diventare surfista-subacqueo”. 

“Il circolo, dice il Presidente Raffaele Scognamillo, ha conosciuto momenti di intensa vita sociale: gare di pesca, cene sociali e infinite altre occasioni di incontro; ora, è tutto cambiato; venire qui è pericoloso, la banchina è in parte franata e ci sono rischi di crolli. La corrente del fosso qui subisce un’ accelerazione. Siamo in prossimità della centrale dell’Enel che immette nei fossi l’acqua di raffreddamento delle turbine. La velocità dell’acqua interessa l’intero circuito dei fossi ma da noi è più forte che in ogni altra parte.  L’acqua ha scavato sotto la gettata in cemento, divelto i travi, la banchina è inagibile alle persone e pericolosa per le barche ormeggiate. 

Un problema che parte da lontano, ne sono stati investiti l’Autorità portuale e i Vigili del Fuoco. I Vigili chiamati nel 2006, hanno transennato e vietato l’accesso al circolo. L’autorità Portuale, Ente competente, ha fatto rilievi, carotaggi del fondo, realizzato progetti e preso impegni. L’ing. Campana, responsabile dei servizi tecnici dell’A.P. s’è impegnato per il rifacimento della banchina. Ci ha detto: entro la fine di Luglio del 2008, sarà fatta gara e assegnazione dei lavori. Niente, quelle del Campana sono ancora promesse. Molti dei nostri soci continuano a venire per controllare le barche ma, dice il Presidente, non voglio che finisca questa bella realtà che ho trovato”. Raffaele, 58 anni, è socio del Marzocco dal 1992. Ha lavorato come assistente tecnico all’Istituto Professionale Orlando. Venti anni nella scuola, prima operaio specializzato della SPICA, ora pensionato con la passione per il mare. 

Compagno di pesca di Raffaele Scognamillo è Roberto Adorni. “Ora la barca l’ho a terra per i lavori di carenaggio. Prima, quando la banchina era in ordine, i lavori alle barche si facevano qui”. “Un pensiero mettere la barca in terra, aggiunge Scognamillo. A Livorno mancano le aree per il carenaggio e addirittura, un punto pubblico di alaggio e varo. Tante barche sono costrette a rivolgersi ai cantieri sull’Arno, quelle più grandi vanno a Viareggio o a Cecina”. “Noi si pesca tra la Luminella, lo Ship Light e la Meloria, torna a parlare Roberto Adorni, fino a novembre la sera, s’andava a totani, se n’è presi tanti”. Roberto è operaio dell’ASA, prima ha lavorato alla Spica, poi con la Livorgest, un azienda che produceva compost da vegetali; “un’attività che andava bene, precisa Adorni. La fabbrica si trovava nel territorio di Collesalvetti, a Biscottino. Ci hanno fatto chiudere, noi operai siamo stati assunti dall’ASA ma, la chiusura di quell’attività per me, ancora un mistero”. 

Massimo Di Bartolo 52 anni, campione regionale e appassionato di pesca subacquea. Considera Nilo Schmit suo maestro, ma Nilo lo smentisce: è un pescatore e un atleta naturale. “Negli anni ottanta, riprende Massimo, ho frequentato il corso sommozzatori alla scuola del Circolo Lavoratori portuali di Livorno. Il mio insegnante, Alfredo Catanzano. Con me anche Massimo Salvatori che è diventato istruttore sub. Lavoro alla Unicoop, siamo preoccupati per il lavoro, speriamo che la crisi passi. Questo è il rione dove sono nato. I palazzi di Stringi Strigi, intorno, prati e più in là i fossi, le banchine del porto. Da bambini si giocava nel cortile di Stringi; ricordo i tenditoi e più in là le pile con le donne a lavare i panni. In quei palazzi viveva la gente della vetreria, le porte erano sempre aperte. S’è deciso di demolire quelle costruzioni e dare a tutti una nuova casa in altri quartieri, la socialità s’è persa così che è cambiata Torretta, il vecchio quartiere. Ora abito all’Ardenza, mi ci trovo bene, sono vicino allo stadio al mare ma, quella gente e quei rapporti sociali e di amicizia non ci sono più.

Un altro socio, Franco Ghezzani, 71 anni, Livornese, passione per il mare, da sempre. Nel 1959 ho comprato la prima barca, un gozzo di legno di 4,20 m. Si pescava con le reti da posta e con i palamiti. Si tiravano su ragni, ombrine, saraghi. Finito il turno in Cantiere, dopo cinque minuti ero in mare. Ho cambiato 11 barche. Vado anche con mia moglie. Il Sabato e la Domenica sono dedicati a lei. Andiamo verso sud, a lei piace andare, fino a Quercianella, Castigliancello, piano piano, a traina. Si mangia in mare e si rientra la sera verso le nove. Ceniamo a ridosso, in porto e verso le 10/10,30 siamo alla banchina del circolo. Mia moglie si chiama Loredana e suo padre, Alberto Mazzi è stato uno dei fondatori del Gruppo dei Battellieri. Ora, la mia specialità è la traina. Col tempo, a pesca vado sempre meno. Mi sono detto: a settanta anni vendo la barca ma, a mia moglie garba e finchè posso la terrò, per lei. Non è facile una barca, ci vuole esperienza. Bisogna avere le nozioni minime per intervenire sul motore, se posso, riparo anche il motore, Oggi non ti puoi permettere di chiamare un meccanico. Quando metto la barca in terra, in cantiere mi fanno la carena ma, tutto il resto lo faccio da me: zinchi, asse, elica, olio motore; nessuno deve metterci le mani”. 

“Attraverso le barche, chiosa Baronti, un socio più giovane, ti avvicini ad un modo diverso di conoscere la città e la sua storia. Roberto Baronti ha svolto un’intensa attività agonistica nel canottaggio; negli anni ’70 s’è tolto tante soddisfazioni. Poi la passione per il mare e il modellismo navale. Ha realizzato tantissimi modellini; il primo, un peschereccio. Ora la mia passione le barche utilizzate per la “Scia”. Competizione che risale ai Granduchi. Dal 1975 queste manifestazioni non si sono più svolte; sarebbero finiti nell’ombra i nomi di atleti gloriosi: Disgraziati, Bibolino, Pacitto, Biscottino e tanti altri. Baronti per loro ha scavato nelle pagine d’archivio del palio, nelle cronache dei giornali e nella memoria di chi protagonista o spettatore, organizzatore conservava immagini di quei ragazzi protagonisti con la città degli eventi. 

Roberto Baronti ha realizzato i modelli di quelle barche. Le ha realizzate con passione e amore per i particolari, in scala 1/20. Si è avvalso delle conoscenze di Fulvio Pacitto, testimone oltre che, protagonista di quelle regate. Nel dopoguerra le barche della scia furono realizzate dal Mazzanti e da Romoli. Mi sono adoperato perché sui campi di regata del Palio tornassero a confrontarsi la barchette della scia. Assessori e uomini delle istituzioni sì, vorrebbero tornare a quella voga ma i costi frenano più del mare in tempesta.

 Quelle barche saprei realizzarle alla perfezione, commenta Baronti, mi addolora che vada perso un aspetto importante della cultura e dello sport della nostra città.

Luciano De Nigris


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