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12/12/2008 

I subacquei della Sezione Sub del Circolo lavoratori del Porto di Livorno

Frequentano il mondo del silenzio, muta, maschera e pinne, se li incontri a terra nel loro circolo allora, è irrefrenabile la voglia di raccontare aneddoti, riflettere e considerare. Subacquei in decompressione Sono i subacquei della Sezione Sub del Circolo lavoratori del Porto di Livorno. Hanno la sede in Venezia, oltre un cancellino che s’apre dagli Scali delle barchette, gomito a gomito con la Sezione Nautica del Venezia. Subacquei e vogatori, realtà diverse per attività che svolgono, storia, tradizioni ma, uniti dalla passione per il mare, il rapporto con la città, il quartiere. Per sapere quali siano, devi chiedere e spesso gli uni sono, insieme, di qua e di là. I subacquei, li trovi nelle giornate di libeccio forte o con l’acqua “nera” che non vedi le mani. Apneisti in maggioranza, pescatori subacquei e sommozzatori che sott’acqua ci vanno a respirare la scorta d’aria fatta sul retro dov’è la stazione di ricarica. L’insegna sulla porta dice “attività subacquea”, in realtà i soci sono proprietari di barche senz’altra velleità, pescatori di bolentino, frequentatori domenicali della Meloria e del Molo Novo insomma, gente che va sott’acqua e variegato popolo delle barchette. L’attività agonistica per tantissimo tempo ha avuto un peso determinante nella vita della sezione. Le coppe erano tante che non c’era più posto: il Direttivo ha invitato i titolari a portarle a casa. Ce n’è ancora uno scaffale. Oltre la pesca sub per tanti anni, la sezione ha vantato la propria scuola per sommozzatori. 

Rapporti con le Università: Pisa, Bologna, istituti di ricerca. Ha collaborato con la Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana, organizzato mostre fotografiche, promosso conferenze, dibattiti. Insomma un’attività culturale di tutto rispetto cui certamente non ha rinunciato. Ma il bello di questa sezione è quando al “solicchio”, sulla panchina di fianco all’ingresso ti trovi a parlare con gente simpatica, allegra che sul mare ha tantissimo da raccontare. Ivano Ciari, è un socio storico; “sono nel Direttivo della sezione, siamo 68 soci, una flotta di 57 barche, la nostra banchina, prospiciente Scali delle Barchette, va dal ponte di Via della Venezia fino alle barche davanti la sede. In banchina abbiamo acqua ed energia elettrica, siamo qui, dal 1964, la sezione subacquea del Circolo Portuali è stata fondata da un gruppo di appassionati, pescatori subacquei e sommozzatori con autorespiratore ad aria. Allora, ricorda Ivano, la pesca con le bombole non era vietata. I fondatori del circolo: Romano Latini, Luciano Checcacci, Cesare Trotta, Nedo Doria, Vittorio Tinucci, Paolo Vanacore. Uscivamo allora con una barca mitica, la Luisa, un gozzo in legno di 12 metri. La barca era della Compagnia Portuali; fino a qualche anno prima utilizzata per rifornire la Gorgona. La Luisa era la barca sociale per “ribotte” al Molo Novo, in Meloria e per le gare di pesca subacquea”. Nei primi anni ’80 ha preso il via la Scuola Sommozzatori della Lega Sub UISP. Successo immediato, grande affluenza ai corsi. Le lezioni pratiche si svolgevano in piscina, la parte teorica curata dal dott. Marco Lettieri poi, coadiuvato dalla dott.sa Roberta Gugliemini. A fine corso uscite in mare. Le immersioni con gli allievi fuori dal porto di Antignano o dai Bagni Fiume. “Una festa, ricorda Massimo Salvatori, appassionato sub e ottimo istruttore. Didattica innovativa la nostra, all’insegna della subacquea aperta a tutti, senza preclusioni. Le attrezzature erano essenziali: profondimentro, orologio, tabelle decompresive ma, curavamo l’acquaticità”. 

Subacquei in decompressione “In fabbrica, ricorda Ciari, due amici, già soci del circolo: Roberto Caroti e Alvaro Meli, m’hanno convinto ad iscrivermi. Caroti, era il segretario e tesoriere del circolo. Mario Filippini mi consigliò le attrezzature, aveva un negozio di subacquea; allora a Livorno c’era lui e Soldaini in via Grande. Ho imparato seguendo gli altri. Quando ho iniziato non usava andare nelle scuole. Sott’acqua con le bombole, decompressione, non si faceva, se il decompressimetro entrava nel rosso si risaliva. Il Gav, non esisteva, l’aria della riserva, bastava per tornare in superficie. Si raddoppiava la torre della Meloria, piombo e filo per scandaglio e vaghe mire a terra ma, a colpo sicuro sulle cigliate, rifugio di aragoste. “ Andavamo sul ciglio dello scandaglio - ricorda Marco Dentone –, si allineava la Torre della Meloria con una cava a mezza costa sul Monte Serra. La cigliata: un salto di 20 metri da 30 a 50. Sul fondo il fango, la parete ricca di spugne, rami di corallo e gorgonie; dalle buche si affacciavano a volte, aragoste. “A quei tempi riprende Ivano, la pesca con autorespiratore era permessa, il pescatore vero, preferiva l’apnea”; “il modo giusto di sentirti in mare, conferma Marco Dentone, sei in acqua per tante ore, in un rapporto equilibrato con l’ambiente”.

Gruppo di soci davanti al CircoloAntonio Chimenti: Iscritto al circolo da oltre 30 anni. Attività sportiva chiusa nel 2004 con la vittoria al Campionato Regionale Toscano: “Nel nostro circolo, da sempre, oltre all’agonismo subacqueo, si è svolta una intensa attività culturale, la scuola sommozzatori e tante iniziative rivolte al mare. Da questo circolo partì la denuncia del degrado del mare per lo sversamento di fanghi del porto di Livorno. Nell’apneista trovi un grande appassionato e un amante del mare. Riesce a monitorare l’ambiente, non a livello scientifico ma, coglie i cambiamenti sia della flora che della fauna marina. Tante volte, proprio dai subacquei è partita la denuncia di fenomeni di inquinamento oltre che di tecniche di pesca distruttive. Spesso si tratta della pesca professionale. Anche i pescatori sportivi se entrano nella logica del profitto fanno danni, si pensi alla raccolta dei datteri veri, alcune aree della Meloria sono state devastate”. Emiliano Canteri: socio da pochi anni, apneista, 38 anni, da 20 pratico la pesca a livello amatoriale. Mi piace pescare sul medio fondo, da 0 a 18/20 metri. Quando non posso andare in mare curo in modo costante la forma, mi alleno nella palestrina annessa al circolo. Si tratta di una palestra attrezzata di tutto punto, frequentata da noi e dai vogatori. Le aree di pesca: in Meloria e lungo costa. Purtroppo sotto costa, da alcuni anni è diventato molto rischioso. Le barche non rispettano la distanza di sicurezza dalla boa. Prima era 50 metri, ora 100 invece, ci passano sulla testa. Questa estate un gommone m’ha sfiorato. Un windsurf m’è venuto addosso tagliando nell’urto, il cinghialo della maschera. Ho una barca piccina, devo tenerla d’occhio, chè non sia travolta da qualche motoscafo. In mare vedi di tutto, barche che procedono a tutta velocità con bimbi seduti in prua. Altrove è vietato, i diportisti non valutano il pericolo che chi è davanti sia sbalzato in mare e finisca tra le eliche. 

Sempre più di frequente riprende Emiliano Canteri, si incontrano specie prima sconosciute dalle nostre parti. Incontri tartarughe a volte, una l’ho accarezzata, non hanno paura.

Antonio Chimenti: “le incontro sempre più spesso tra la Meloria e il porto. Scavano tra le matte della posidonia alla ricerca di piccoli crostacei. Giorni addietro, m’è capitato l’incontro con un pesce luna, possono raggiungere dimensioni notevoli, capitano di frequente sulla ricaduta oltre il Secco di Fuori. Sette, otto miglia a nord ovest del porto. Lì l’acqua è fonda, zone più adatte alle immersioni con le bombole, per la fotografia e l’escursione. 

Riprende Ivano Ciari: “Pescavo ragni, orate, ricciole, saraghi. Andavo anche a “paperino”. “Un tipo di pesca che è stata inventata e perfezionata da noi - chiosa Antonio Chimenti- adatta ai fondali della Meloria. E’ stato Cesare Dotti, vecchio pescatore e maestro a metterla a punto. Usò le stecche delle spalliere delle poltroncine del cinema Politeama, che veniva ristrutturato. In mare, tirate dalla barca sembravano le ali di una “ferraccia”, un pesce che a Livorno chiamano Paperino. Ecco il nome”. 

 “In questo sport, prende a dire Marco Dentone, conta tanto l’esperienza, puoi continuare a praticarlo fino a tarda età se hai un giusto tenore di vita”. 

“E’ educativo per i giovani, sottolinea Antonio Chimenti, abitua all’autocontrollo. Ivano: continuo a pensare che il rapporto con il mare è ora addirittura più forte. Sono in pensione, ho più tempo e vivo pensando al mare; quando uscire, tenere in ordine l’attrezzatura e la barca. Ora parto la mattina, alle 9/9,30, quando sono stanco rientro. Passo in mare 6/7 ore, nell’acqua, appagato di quello che ho preso qualche volta, e di ciò che ho visto, sempre: una tartaruga, uno spirografo, un polpo.

Marco: quando rientro senza nulla non mi fa piacere ma, accade sempre più spesso. T’aspettano sul pontile e c’è Norma, dal primo piano: nulla? Mi dice. 

Gruppo di soci Luigi Viresini abita proprio di fronte alla sede del circolo. Qui, negli anni ’50 non c’era nulla. Luigi oltre ad essere un socio anziano del circolo è un appassionato di storia cittadina. E’ autore, con altri di ricerche storiche e interessanti pubblicazioni, Il primo capannone, ora c’è la palestrina, fu costruito da Canzio Vivaldi (Pecchio, vogatore degli Scarronzoni), grazie alla Compagnia Portuali. Era la sede del Circolo di Canottaggio. Poi è venuta la sezione sub. “Quando il Circolo Ricreativo della Compagnia Portuali dava a ciascuna sezione la propria sede nel Palazzo, i subacquei invece, l’avevano qui, in Scali delle Barchette, ricorda Roberto Castiglioni, portuale e socio della sezione. I Veneziani si sono sentiti da sempre, gente a parte dal resto della città. La sezione subacquea frequentata da livornesi di fuori, di altri quartieri; li guardavano con diffidenza. Ma, neppure i subacquei, facevano il massimo per farsi accettare. Con il tempo la gente s’è avvicinata e anche nel circolo un ricambio c’è stato”. Roberto Castiglioni è un veneziano doc. Genitori, parenti tutti di qui. “Il circolo l’ho visto nascere. E ho visto nel tempo le trasformazioni del quartiere. Sono nato nel 1953. Il primo lavoro in una casa di spedizione, poi finalmente, sono entrato nella Compagnia. E’ quello che volevo. In casa c’era questa cultura. Cresci con questa idea. La Compagnia, un mito. Non per l’aspetto economico. In famiglia abbiamo vissuto anche gli anni più floridi della Compagnia ma, ricordo altri tempi, la mamma preoccupata di cosa mettere in tavola. In porto, a quei tempi: lavoro pesante, scarso e a volte, mio padre non riusciva a portare a casa la giornata. Sono esperienze che ti porti dentro. La Compagnia, il circolo, ce li siamo sentiti una cosa nostra. Abbiamo costruito il circolo e abbiamo voluto che fosse aperto alla città; chi voleva poteva entrare. Non ho mai avuto la passione per la subacquea, ho sempre avuto paura. Ho il posto barca alla sezione nautica del Venezia, siamo confinanti. Prima ancora che nascesse il circolo, avevo la barca di là; ho continuato, ho sempre vissuto i due circoli come un’unica realtà. Ora sono in pensione e la passione per il mare si traduce in piacevoli occupazioni, nella cura per la barca e l’opportunità di vivere il mare, non importa se pesco, ci vado anche d’inverno anzi, aumenta il senso di libertà.

Purtroppo per me che vivo di pensione, per il costo del carburante la possibilità di uscire è un po’ frenata, la barca è la prima vittima dei tagli, anche se è un bene cui non rinuncio, finché posso. 

Furio Campochiari, pensionato, ex portuale. E’ stato Presidente del circolo dal 1979 al 1990. Fino al 1974, ha gareggiato per il Circolo Garibaldi. Poi, è venuto ai Portuali. L’ultima gara nel 1987, secondo al Campionato Italiano per Società. In squadra c’erano: Roberto Nevischi e Giampaolo Frittelli. “Non ho mai smesso di andare in mare. Pesco a paperino sul basso fondo della Meloria. Sto in mare dalle otto di mattina fino alle cinque del pomeriggio. Se non posso uscire sto male. Certamente la famiglia è stata sacrificata, ora un po’ meno. Gli acciacchi, il tempo cattivo e le condizioni dell’acqua sono un freno. Però in mare se posso, vado tutti i giorni. Il lavoro in porto, mai un ostacolo all’attività sportiva, né alla mia passione per la pesca. Facevo i turni e andavo in mare. Prima era possibile pescare di notte, anche quel tipo di pesca aveva il suo fascino ma, sbaglia chi dice che rendeva di più. Per tanto tempo ho avuto una barca che naturalmente tenevo qui, ormeggiata alla banchina del circolo. In famiglia, al mare preferiscono andarci di terra. Nessuno ha ereditato la mia passione. Il mio barcaiolo è Francesco Botta, socio del circolo”. 

Subacquei in immersione“Ora il mare non è più lo stesso, l’acqua non è più bella come prima”; Enrico Pulina, anche lui portuale, un riferimento per tutti i soci, sempre presente e disponibile. “Andavo in Meloria e l’acqua era pulita, ora quelle giornate sono sempre più rare. Ci rovinano se in Meloria fanno il parco. Noi, se non si va in mare, si sta male. Sarà un male per tutti. Ci toglieranno di tuffarci, prendere un riccio. Il pescatore subacqueo è sempre il più penalizzato, chi concepisce i divieti non conosce questo sport. La pesca subacquea è la più selettiva, le prede del subacqueo sono i pesci più grandi che già si sono riprodotti, spesso al termine del loro ciclo vitale. Occorrerebbe che il legislatore riservasse alla subacquea le stesse regole della pesca sportiva”. 

Se in Meloria riconsiderassero le zone e i relativi divieti… Soprattutto se il parco servisse ad avviare studi seri. Capire la cause di tanto inquinamento. Migliorare le condizioni, ridurre la pressione della pesca. Allora, noi saremmo i primi a volere un’area protetta in Meloria. L’errore più grande continua Enrico Pulina è stato gettare i fanghi dell’escavo del porto a nord ovest delle secche. Ancora adesso, sul Secco di Fuori, quando c’è acqua chiara basta che giri la corrente e dal fondo vedi salire il sedimento che nasconde tutto”. 

Alessandro Cantini, portuale in attività e, nel circolo responsabile del tesseramento. “La sezione subacquea è soltanto una delle tante del nostro circolo. Anche io qui, ho il mio gommone, lo stipetto per le attrezzature e la sezione è la base operativa per ogni attività in mare. Per tanti anni, fino al 1990 ho svolto attività agonistica di pesca subacquea. Ora che non faccio più le gare collaboro con la Seac Sub a testare le attrezzature. La Seac è un’azienda tra le più importanti nel mondo. Con loro, ho il piacere di uscire in mare oltre che contribuire allo sviluppo dei materiali. Cinzia mia moglie, come me, è Dive Master della CMAS. Nostro figlio Luca, 17 anni, condivide la nostra passione per il mare e la subacquea. Luca esce con me, quando c’è da fare un’immersione; lui, già prima dei dieci anni si immergeva con un bombolino nella vasca del Boccale. Purtroppo non frequenta la sezione sub, non c’è un ricambio generazionale. E’un problema generale, presente in tutte le sezioni del circolo. Addirittura i giovani non sanno dell’esistenza della sezione sub, anche la scuola andrebbe rilanciata perché non vadano disperse risorse umane, competenze tecniche ed esperienza didattica. Il mare è la nostra vita. continua Cantini ma, guardo con preoccupazione alla gestione politica di questo patrimonio. Scelte contraddittorie: il parco e il rigassificatore”. “Non si capisce perché, interviene Roberto Catiglioni, i nostri amministratori abbiano paura di un referendum; forse hanno paura del parere della maggioranza della popolazione”. “Al confine con il parco si scaricano tonnellate di acqua gelida, 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, osserva Antonio Chimenti, senza considerare i tubi degli scambiatori che dovranno essere puliti con l’utilizzo di sostenne antivegetative. Un mostro a poche miglia dalla costa a ridosso di un parco. Due progetti, che si sommano in un’unica assurdità. 

Luciano De Nigris


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